Vince il no nel referendum elvetico del 13 giugno, che proponeva la messa al bando dei pesticidi.

La Svizzera era il secondo paese, dopo il Bhutan, in cui si proponeva di mettere al bando i pesticidi, sia mediante un blocco totale al loro impiego diretto nell’agricoltura del paese elvetico, sia tramite un blocco alle importazioni dall’estero di prodotti che avessero usato tali sostanze.
Il paese sembrava diviso praticamente a metà: da una parte praticamente tutto l’establishment politico ed economico, pro pesticidi, che paventava (usare sempre paura e catastrofismo, se si vuole orientare l’opinione pubblica) un disastro nell’approvvigionamento alimentare, nel caso in cui avesse vinto il sì. Dall’altra i soli verdi che, forti di studi in cui, sempre più, risultano evidenti i danni che i pesticidi causano alla salute umana, proponevano la messa al bando totale.
Non sorprendeva, naturalmente, la posizione dell’establishment, in un paese in cui hanno sede alcune delle più importanti industrie chimiche produttrici di pesticidi. Ciò che sorprendeva, piuttosto, erano alcuni sondaggi che davano il sì oltre il 50% e che proponevano l’immagine di una nazione in cui la scollatura tra la politica e il paese reale era piuttosto evidente.
Invece hanno vinto i no, ha vinto chi vuole i pesticidi nel cibo che tutti mangiano, ha vinto il no alla salute.